Mercoledì, Marzo 10, 2010
   
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Gualdo

Cattaneo

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Gualdo Cattaneo

SISTO E CALICE. " Le luminarie e l'addobbi."

Gualdo Cattaneo - Sisto e Calice

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SISTO E CALICE   Le luminarie e l’addobbi.

C. - Oh! Finalmente quist’anno nun ce semo fatti cojonà! -
S. - In che senzo? -
C. - E’ che onno ‘mbastito ‘n bell’impianto tra luci e addobbi de Natale. -
S. - Belli perdero! Chi ci ha pensato? -
C. - A esse precisi, mica el so! Dunque, le luci l’onno messe su certi de fora…Penso che l’ha ordinate la Pro Loco…nun so se ‘l Comune, che ha fatto l’albero ju l’aiola, ha dato quarche contributo. Invece l’arberelli e i pannelli ‘n piazza l’onno sistemati li bardasci (ragazzi) de le Contrade…. Quarchiduno….quasi sempre li stessi, pori potti ( bambini, ma qui nel senso di ragazzi)…che la maggior parte so boni solo a chiacchierà. -
S. - Ho visto anche ju loâ€stradoneâ€â€¦do stonno le mostre e la Bottega Ecco Solitaria….-
C. - Mi pari Ecco Solitaria…..Equo Solidale….postà che nun te c’entra ’nto la cucuzza? -
S. - Beh! Va bene! Anche di lì onno messo le luci che almeno illuminono ‘n po’….che a stanzia de quelle dell’illuminazione pubblica….-
C. - Con tutte ste luci me vene ‘n mente quil fatto de “La festa de nuantreâ€â€¦a Trastevere…..a Roma. -
S. - Che è successo? -
C. - E’ ‘na festa vecchia….poi smessa e poi voluta rimette in moto al tempo de Mussolini….nel 1942.  Lue stesso la vorze e ordinò che fussero attaccati tanti festoni e ‘mpiantate ‘na montagna de lampadine lungo Trastevere che allora se chiamava Via del Re. Parìa jorno anche de notte senza contà che era ‘n periodo ‘n po’ de ristrettezze per via delle sanzioni, l’autarchia e la guerra. In più vorze mettece anchi ‘na scritta assai pomposa: TRASTEVERE,TRASTEVERE -   BRILLI DE TANTA LUCE -
TI FAN CORONA IL DUCE - E LA MADONNA E IL RE.
Durante la notte, mani ignote….le solite mani ignote che te l’artrovi ‘n po’ dappertutto, presero le fionne (fionde) e ruppero tutte le lampadine. Nun solo, ma cambiarono anchi la scritta: STANCHI DE TANTA LUCE - VOLEMO STA ALLO SCURO - ANNATEVENE AFFANCULO - DUCE, MADONNA E RE. -
S. - Beh! Però….-
C. - L’onno scritto loro, mica me le so ‘nventato io! -
S. - A di cuscì è come se volessi dì che tocca scoccià le lampadine…-
C. - Ma che cazzo dici! Ho detto cuscì tanto per arcontà ‘na faccenna riguardo le ‘lluminazioni…..che quanno so troppo pacchiane veramente sariono da roppe. Le cose semplici stonno bene dappertutto….ma tutte quelle palle che se corrono dietro su pe le piante o su le finestre de le case….Mamma mia!-
S. - Queste de Guallo so belle. .
C. - Sci…so belle….Adesso però ci avronno pensato de mettece ‘n po’ de cunnimento (condimento)? -
S. - Perché? -
C. - Perché tutto quisto arìa da fa da contorno e da abbellimento a ’na serie de manifestazioni da presentà durante le Feste… Sinnò è come avecce avanti ‘n bel piatto de porcellana  e nun avecce gnente dentro. Se volemo che la gente vene a Guallo tocca offrije ‘che piatto forte….tocca spennece che lira….no solo le luminarie…Nun credo che ‘na persona parte da Perugia pe venì a vede le ‘lluminazioni de Guallo…-
S. - Ma, forse quarche cosa ce sarà….-
C. - Me l’auguro….comunque le luminarie e l’addobbi so propro belli! Complimenti a chi ci ha messo mano.

Gualdo Cattaneo :

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"1950...Una giornata a spasso per Gualdo".

Gualdo Cattaneo - Storia

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A tutti i visitatori, un regalo di Luciano Brunelli a nome del sito           
                         www.gualdo-cattaneo.com.

“ 1950 “.      UNA GIORNATA A SPASSO PER GUALDO.
                 (…a quelli che suppergiù  hanno la  mia età….o poco oltre.)

Essendo molte situazioni tipiche del periodo estivo e altre di quello invernale, in questa mia passeggiata alterno sia le une che le altre.
Forse qualcuna non è propriamente del 1950, ma comunque siamo in quegli anni, anno più, anno meno.
I personaggi li ho voluto chiamare per soprannome mettendo anche in mostra i loro difetti e le loro manie. L’ho fatto  di proposito perché parti integranti dei personaggi stessi. Non me ne vogliano gli eredi.
Se qualcuno non viene nominato vuol dire che purtroppo “oggiâ€â€¦. non lo abbiamo incontrato.

E’ mattina “prestoâ€. Comincia la nostra passeggiata per Gualdo.
Mattina presto significa… circa le 4.00.…ed è notte, sia d’inverno che d’estate.
Sentiamo qualcuno che canta….come se fosse giorno pieno. E’ Ventura (Buonaventura Bartoli ) che sacco in spalla si sta dirigendo verso il suo campetto su, al monte….Canta sempre, all’andata e al ritorno…Forse l’unico momento in cui tace è quando la sera si mette ad ascoltare “Radio Pragaâ€.
A questo canto mattutino e inaspettato risponde, poco dopo, un allegro fischiettare. Si tratta di Pompeo del Coco, detto Chiòreca ( Pompeo Bartoli) lo scopino del paese. Fischia allegramente e canticchia “ la ciarapincolaâ€â€¦.che nessuno mai ha saputo di cosa si trattasse. Ha già aperto lo “stalloneâ€, un localone sotto le scale del Comune ed ha già provveduto a riempire la caldaia con la legnite… per il riscaldamento del palazzo. Assai “procaccioloâ€, se gli capita di andare a caccia, magari portandosi dietro il figliolo, Picchiarolo (Domenico Bartoli ) ci si può scommettere che a mani vuote non tornano mai. Niente cacciagione? E allora fichi, uva, mele, cavoli, noci, ecc…quel che capita, capita. Si dice che una volta, a fine pranzo di una “battituraâ€, non avendo alcun contenitore a portata di mano, si riempì le tasche di…..maccaroni: â€Fatti col sugo d’oca…so poco boni….è ‘n peccato sprecalli!â€
Dalla piazzetta del Campanile si sente un fischio che sembra un segnale. Lesandrino de Pitirillo (Alessandro Placidi) e Gervaso (Gervasio Formica), gabbie degli uccelli da richiamo in spalla stanno mettendo fretta a Mario de Camillo, ( Mario Camilli) quello che in piazza è titolare, insieme alla moglie Candida,  del telefono pubblico e che con una macchina nera come il carbone fa un po’ da autonoleggiatore. Questa mattina hanno deciso di andare a caccia insieme, a “nocetta“…ma comincia ad essere tardi.
Per solito si aggrega a loro Uppilio ( Uppilio Carducci) quasi novantenne e da poco festeggiato per essere il più vecchio cacciatore dell’ Umbria. Questa mattina però ha “un doloretto†alle ginocchia e così la figlia Emma lo ha fatto desistere. Al nonnetto non dispiace più di troppo. “Vengono tante belle ragazzette da Emma mia ad imparare  a fare la sarta…..â€
Anche Cacafoco, Argeste ( Alceste Ciliani), tanto per non confonderlo col fratello Alfredo, sta scendendo da casa sua col fucile in spalla. Lui preferisce un altro tipo di caccia: la lepre. Per solito si porta dietro tre o quattro cartucce “ Bastano pè ammazza el lepre…..che sto a portà a spasso el peso?†Di rado torna a mani vuote…. La gente vuol dire che: “ Dal lepre je da da magnà†nel senso che per diversi giorni si reca sullo stesso posto dove presume possa passare e poi una volta viste le abitudini dell’animale, alla fine lo aspetta con lo schioppo e…..bum, una sola “botta†e il gioco è fatto.
I nostri cacciatori hanno appena incrociato Capardini (Ernesto Capaldini) che a passo svelto, come è suo solito si sta dirigendo verso il Collegio delle Orfanelle….che anche lì bisogna mettere in funzione il riscaldamento….“ Le moniche so’freddolose….Saprìo io come riscallalle!“ Una della sue solite battute. Poi, deve attaccare dei manifesti. E’ lui l’attacchino del paese. Pressochè analfabeta una volta doveva attaccare un manifestone diviso in due parti nella lunghezza. NENNI, la scritta sopra, grande, e sotto PARLERA’ A PERUGIA. Attaccò male i manifesti così che da una parte si leggeva NE  NE… PARLERA’ PARLERA’ e dall’altra NNI  NNI…. A PERUGIA  A PERUGIA. Fu una comica.
Quasi nello stesso momento anche Virginietta (Verginia Ragno) sta scendendo le scale di casa sua, addossata alla Scuola Elementare. E’ la bidella e deve accendere tutte le stufe in terracotta situate nelle aule. Poi provvederà a versare l’inchiostro nei calamai fissati nei banchi di legno coperti di scritte fatte con un temperino, un chiodo, un ferro….
Notiamo una luce fioca al di sopra di un portone in via Vittorio Emanuele… non si sa più se II° o III° perché qualcuno, alla caduta del Regime aveva pensato di prendersela anche con il Re e con una martellata aveva fatto un buco nella  mattonella proprio in quel punto, mentre qualcun’altro aveva pensato bene di spaccare e tirar via il Fascio incastonato sulla torretta del Teatro…giù al Dopolavoro. Quella luce ci rivela che il Sor Rodolfo (Frigeri Rodolfo) è già  in piedi…o ha trascorso tutta la notte lì. Senz‘altro sta trafficando con i suoi alambicchi per fare…il Sagrantino. Si, perché lui è solito farlo dalla sera alla mattina, prima che suoni “a giorno“ e la gente curiosa comincia a circolare.  La sera è vino e la mattina diventa un Sagrantino dolcissimo. Nessuno sa come fa e gira la diceria che lo faccia ….“col bastone“… come si usa dire.
Pompeo del Becchino (Pompeo Trastulli), Preziosi (……Preziosi) e Perelli (Silvio Emanuelli)  si sono dati appuntamento sotto le scale del Comune. Il primo si occupa dei cimiteri e anche degli spazi comunali e pubblici , il secondo lavora con l’UNES ( oggi ENEL), legge i contatori e ripara i guasti. Il terzo, invece è addetto a tutto ciò che riguarda l’acqua e l‘acquedotto… fogne comprese. Sembra che oggi sia sorto un problema che riguarda tutti e tre. Poco dopo arriva anche il Paino (Fiore Fiorelli). Anche lui lavora con il Comune e pare che oggi si abbia bisogno del suo “picconeâ€.
Dalle parti della Piazzetta Mazzini si sente un vociare deciso. E’ Teresa de Recà (Teresa Proietti), la fornaia che sta chiamando a gran voce il marito Arfonso (Alfonso Formica) perché c’è da “ intridereâ€( impastare) la pasta per le roccette di Sant’Antonio.  Lei non può  ci può mettere mani poiché è indaffarata  con quella del pane.
Allo stesso modo, forse più, sta sbraitando El Coco ( Argante Bartoli) con il figlio Gigetto del Coco, appunto, ( Luigi Bartoli) perché è tempo di recarsi a concludere quel lavoro sul campo dell’Ingegnere ( Francesco Baraffa). Dice che lui non può andarci perché lo ha chiamato Ulindo de Mosca. ( Olindo Paliani)…e  “ Da lue nun je posso di de no! “
Gigetto cura anche l’orto della signorina Anna (Anna Baraffa) che si trova proprio sotto il muraglione del piazzale della Rocca. C’è una pianta di ciliegie che da tutti sono ritenute le  più buone della zona. E’ un peccato non andarle a…â€rubareâ€â€¦.di notte.
Il silenzio della piazza è rotto dal  gioioso concertino che fanno le campane nell’avvisare che è ora della S. Messa. Il suono delle campane è molto importante…non si hanno tanto orologi in giro per casa e nell’arco della giornata ci si regola con questo. Non per niente “il campanaro†è assai benvoluto tanto da permettersi di fare il giro della campagna e “quasi pretendere†un qualcosa a seconda delle stagioni: grano, olio, vino. Solo una volta l’anno tacciono: il Venerdì ed il Sabato Santo tra la morte di Gesù e la sua Resurezione.  Allora ci pensano i ragazzini del paese a sostituire il suono delle campane,  facendo il giro della campagna, con le “batticieâ€, delle tavolette con delle manopole movibili che percuotono il legno provocando un rumore assordante .
Due “signorine†con il velo in testa stanno risalendo con fare frettoloso da via Toselli. Sono Lucia, quella con gli occhiali molto spessi, e Olga Baraffa, le sorelle del Dott. Zeno. Sembra che sia Don Francesco (Francesco Fidenzoni) che Don Paolo (Paolo De Paolis) non inizino mai le Funzioni Religiose se loro non sono arrivate.
Affacciandosi dal muraglione giù â€La Porta†si può vedere scendere verso Pontediferro il “Postale di Penco†(Giuseppe(?) Penco) , ormai si chiama così, neanche fosse il suo, che si sta dirigendo verso Perugia. Tornerà questo pomeriggio alle ore 15.00 circa. Bigliettaio è il Moro ( Giulio Lulani)
Sono ormai le 6.00 passate….il sole è alto, si fa per dire, è tempo che tutti, ormai si mettano in movimento….Tutti tranne “li Signoriâ€.
Il Sor Dante, l’ex Podestà di Gualdo ed ora Padrone di quasi tutte le terre che circondano il paese, è senz’altro un “Signoreâ€, ma forse è fra i primi che si è alzato dal letto. Nessuno lo ha visto in giro perché si è buttato sulle sue scartoffie nel suo studio e da lì non si è più mosso. Fedele al detto “L’occhio del padrone ingrassa il cavalloâ€,cura personalmente le sue tenute, facendosi vedere spesso, presso i suoi poderi che non sono pochi: i Bailà,i Buccioli, i Barchi, il Moretto di Cerquini, i Palermi, ecc…ci vorrebbe una pagina intera a nominarli tutti.
La Signora Dibranda ( Ildebranda Satolli) sua moglie fa capolino sull’uscio. Il Cavaliere si arrabbia se uno entra all’improvviso nello studio distogliendolo dai suoi conti. Con fare garbato gli chiede se vuole che Peppina (Giuseppa Caselli), la domestica e donna di casa ormai da tanti anni, gli porti il caffè. Poi lo avverte che Antonino e Memmo de  Pecione (Antonio e Guglielmo Alunni) insieme a Gustino de Iosa (Agostino Iosa) e a Magrino (Rinalducci Crispolto) lo stanno aspettando. Sono quattro dei suoi operai che forse vorranno qualche delucidazione prima di recarsi al lavoro nei campi….giù alla Valle.
Ultimamente il Cavaliere appare assai nervoso poiché ha cominciato a ricevere le continue visite dei â€sindacati†che gli stanno imponendo degli orari di lavoro per i suoi dipendenti agricoli. Deve starci per forza, ma ogni tanto gli scappa detto: “Arverranno i tempi che ve toccherà d’artornà a lavora dalla levata alla calata del sole!†( purtroppo per lui e per i suoi eredi che in seguito “ Si sono magnati tutto†quei tempi non sono tornati…anzi…..)
La moglie di Antonino, Dilina (Adele Cimarelli), spesso si reca ad aiutare  nel palazzo del Cavaliere. In particolar modo quando questi ha degli invitati importanti e immancabilmente offre loro “gli uccelletti allo spiedoâ€, cioè, tordi, merli, fringuelli, allodole, ecc…. C’è da spennarli e allora ecco vediamo Dilina immersa in una montagna di piume. Inoltre ogni  mattina, camice bianco e cuffietta, vende, presso casa sua, il latte….. Due latte, nel senso di contenitori, che suo marito gli porta su la sera dall’allevamento di mucche del Sor Dante “giù la Valle“.
Memmo, a perso tempo o quando piove che nei campi non si lavora, accomoda gli ombrelli e “mette la rete “ con il fil di ferro, alle “cocce†(vasi di fiori) rotte. Qualche volta, visto che queste si fanno numerose, pretenderebbe l’aiuto di sua  moglie Angelina de Tralacca (Angela…), ma questa invece preferisce “sferruzzare†a maglia sulle “Scale del Monte“, proprio davanti a casa sua. Antonino invece è più abile a riparare, sempre con il fil di ferro, le pigne….quelle che quando ci si mettono a cuocere i fagioli vicino al fuoco, “borbottano†come comari chiacchierone. Un’altra specialità di Antonino è quella di essere bravissimo nel fare gli innesti nelle piante. Come li sa fare lui non lo sa fare nessuno.
Il paese comincia ad animarsi. Cominciano ad arrivare i primi carri tirati dai buoi che portano le mercanzie più varie o semplicemente gente che non ha altri mezzi di locomozione e magari, dalle frazioni, è venuta a fare un foglio in Comune.
Questa mattina c’è un carrettino non molto grande, una specie di calesse proprio davanti alla “pesa“. Sopra c’è un giovanotto che non nasconde un certo nervosismo. Già, perché sta aspettando la Levatrice (Benedetti Marsilia) per accompagnarla a Bivio Pomonte presso la moglie gravida che pare già le se siano  “rotte le acqueâ€.
Sotto il muraglione di botto si sente lo scoppiettìo caratteristico di un motore in avvio. Armando e Adelmo de Mosca ( Paliani) stanno provando uno dei trattori che servirà per le “battitureâ€. In bella mostra nel piazzale si vedono la trebbia e due scale verniciate di fresco…. color rosso minio. E’ tempo di pensare a tutta l’attrezzatura che fra poco si comincia a fare il giro delle aie.
Poco più giù, in fondo al paese, davanti alla bottega di stoffe di Martino (Martino Carducci) e di alimentari di Gino de Benvenuto ( Gino Pinotti, il cui padre, Benvenuto, è chiamato “ Il Boia“…chissà perché?), ogni giorno è una diatriba. Protagonisti sono El Gatto ( Vincenzo Novelli, suocero di Martino), non si sa perché anche lui chiamato così e Maronna de Cuccuemme ( Pinotti Dante). Il contendere è dato da…… la cacca dei buoi e animali in genere che passando la lasciano sulla strada di breccia. Subito tutti e due, che abbastanza anziani non hanno altro da fare, pala e secchiello in mano si recano sul punto del misfatto e allora incontrandosi ognuno pretende la “sua razioneâ€. Ma per farne che? Per metterla ai piedi dei rispettivi “piantoni†( ulivi) che si trovano attorno casa. ( questa si che è coltura biologica! n.d.a.)
Passa di corsa, borbottando fra sè e sé come suo solito: â€E’ tardi accipicchia, è tardi!†Si tratta di Peppe de Pitrignano ( Giuseppe Brilli) un collezionista la cui casa è ormai trasformata in museo. Come ti muovi c’è rischio che qualcosa cada. Non ha figli e non è sposato… ecco perché si può permettere tutto ciò. Appassionato e conoscitore di funghi si sta recando a vedere se per caso ne è uscito qualcuno. Al ritorno, poi, si porterà presso la casa della Sora Dalgisa (Adalgisa moglie di Manfredo Leonardi ) a sbrigare i lavori di casa.
Il sor Pippo ( Filippo Piccini) si sta recando a casa di Celli ( nome per intero: Del Quondam Giuseppe detto Celli Nello….una vera disgrazia per le “mezzemaniche†degli uffici  quando per caso devono registrare il suo nome su un documento) per ricordargli che il pomeriggio devono andare presso la caccetta delle palombe…. “la da Luparini“, sul Colle de San Martino. Pippo è un personaggio simpaticissimo… e burlone. Il re degli scherzi…..e delle stranezze. Trovandosi a volte seduto al bar in mezzo ad altra gente, all’improvviso spara un orribile â€scorreggioneâ€. Allora per niente turbato chiede a quello che gli sta più vicino: “ Che mi dicevi?†Giusto per  raccontarne una.
Per strada incontra Orlando ( Peruzzi Orlando), il macellaio, e gli chiede se per caso ha “ammazzato qualche vitellaâ€, cosa assai rara, considerata la contingenza dei tempi. In tal caso gli deve mettere da parte la trippa…che vengono a trovarlo i suoi due fratelli, Bionne e Belisario, avvocati, con  certi amici che pare ne vadano matti. Il macellaio non è molto spedito poiché comincia ad essere affetto dalla cosiddetta “ fiascaâ€, cioè un prolasso nei genitali e Pippo cinicamente glielo ricorda: “ Orlà, sta fiasca nun je la facemo a artiralla su? “….neanche si trattasse di sacchetto di noci. Pippo negli anni che è stato Caporale giù alla Miniera del carbone, a Pontediferro, per quante ne ha combinate …. se le ricordano tutti.
A proposito di Miniera….è arrivato il camion che raccoglie gli operai…i minatori che fra poco inizieranno il loro turno. Sono già saliti: Zampone (Mario Zamponi),  el Monarca (Gino Orazi), Bruno Brilli, Renzo Lulani. Carlino (Placidi Carlo),  Celli ed altri stanno arrivando di corsa con in mano “la cetilena“ e “la gavetta“ del pranzo.
Primo la Guardia ( Primo Leonardi) sta salendo le scale del Comune proprio mentre il Dottor Zeno ( Zeno Baraffa), sta aprendo la farmacia comunale. Un saluto cordiale fra i due. D’altronde una decina di anni fa, durante il regime hanno avuto entrambi  incarichi di responsabilità in seno al Partito.
Il Sor Giovanni ( Giovanni Rinalducci ) sofferente alla schiena e perciò alquanto piegato su se stesso e Pascoli ( Pinotti Virgilio) sempre con le bretelle in bella vista, si fanno incontro  al Capoguardia. Ambedue hanno un problema da risolvere che richiede il suo intervento. Pinotti  lo chiamano Pascoli perché ad ogni occasione festosa impronta delle rime improvvise…. proprio alla maniera del grande poeta. Una mania che ha anche il Sor Rodolfo (Frigeri Rodolfo), ma lui si porta i bigliettini già pronti da casa….se li prepara prima.
Di tutt’altra natura invece il problema di Ioanneforte (Giovanni……) che invece  ha problemi di stitichezza…. Sopraggiunge Pacchione ( Angelo Siri), il calzolaio, il beone, l’istrione del paese, il cantore di chiesa, l’attore di teatro ai tempi del Maestro Aiace Leonardi, il tamburo della banda musicale. Pronto a dar via l’anima per un fiasco di vino. Va sempre in giro con lo zinale da calzolaio infilato e gli serve a tutto….oltre che per il lavoro. Tirandolo su ci mette la spesa, ci porta in casa la legna, ci lucida le scarpe, se lo mette in testa quando piove, ci si…soffia il naso…..
Fra i due nasce un battibecco. Pacchione rinfaccia a Ioanneforte  il fatto che, stando in campagna mangia troppa carne….ed è per questo che va  stitico, mentre lui che quasi tutte le sere è costretto a mangiare insalata o erba cotta, va…. lento che è una meraviglia. “ Dottò, deteje l’olio de ricino, cuscì ‘mpara a magnà de meno la ciccia! “ Il Dottor Zeno assiste  sorridendo.
Ecco che si sentono i primi rumori dalle botteghe degli artigiani. I più rumorosi sono il giovane Ascanio (Ascanio Masci) che da poco ha preso in mano quella che era la bottega di suo padre Ermete e Poldo (Carducci Leopoldo) che entrambi hanno l’officina in via Vittorio Emanuele (II° o III°?) dove qualsiasi rumore rimbomba da una parete all’altra. Giacomino ( Giacomo Bartoli),  giovanissimo anche lui, invece ha la bottega in fondo al paese, dove ferra anche il bestiame I tre fabbri del paese che spesso, quando il ferro incandescente è grande e si deve battere alla svelta prima che si raffreddi, si fanno aiutare da tre o quattro operai…. o amici pratici. Quella che ne scaturisce è un’armonia di suoni in sincronia che assomiglia molto all’insieme di suoni di più campane. Un vero spettacolo a sentirsi! Anche se assai rumoroso.
Anche i falegnami cominciano ad aprire le loro botteghe. Minicuccio (Forcatura Domenico), insieme al figlio Goffredo  giù la piazzetta, Angelino (Angelo Fortuna ) in via Roma, Piozzi  (Luigi Piozzi) con i figli Giulietto e Aristodemo, Memmo e Giacomino Sciampica (Guglielmo e Giacomo Baraffa) presso il loro palazzone a fianco della Rocca, Campelli (Campelli Vincenzo ) sul “vicolo de Annetta“….
A dir la verità questi ha un secondo introito oltre che fare il falegname ( usa piantare le viti col martello poichè dice che ad usare il cacciavite è troppa fatica) .Tutte le domeniche mattina si piazza davanti alle scale del Comune e tira fuori tutta l’attrezzatura…. Di che si tratta? Un banchetto, due corde per delimitare lo spazio da lasciare libero, tre fucili ad aria compressa dotati di proiettili col piumino colorato e dei bersagli che appende al muro fissati su una tavoletta. Un “tirassegno tipo baracconi†improvvisato. Comunque nel giorno di festa sono in molti a sfidarsi e… a fare scommesse sui tiratori. Lui intanto incassa….alla faccia delle viti!
 Davanti alla sua bottega c’è  Attilio de Cavur ( Attilio Leonardi) con una ronchetta in mano alla quale deve rifare il manico. Passa la Pipetta (Leonilde Guidi) moglie del Pipetto, appunto ( Luigi Guidi), il campanaro e sagrestano, che come vede Attilio gli fa “ Psssss†ripetutamente. Questi ode il verso, si volta e come la inquadra gli tira contro la ronchetta…senza manico. Ma perché questa reazione rabbiosa e pericolosa? Presto detto. Attilio trovandosi una volta a Perugia ed avendo un urgente bisogno non trovò di meglio che avvicinarsi ad un albero e….farla. Senonchè un vigile che si trovava nei paraggi lo vide e gli appioppò una multa assai salata per quei tempi. Anche qui a Gualdo capita spesso di vedere gente che la sta facendo contro il muro, sugli spigoli o addosso agli ippocastani….ma lì era Perugia. Ora per Attilio quel verso, quel “Pssss†ha il sapore di una “coglionella†e ci va in bestia. Specialmente con la Pipetta che non gliene risparmia una. 
Una “birbona†che cerca sempre di deridere qualcuno. Ti incontra e all’improvviso ti dice: †Te cercava Francesco…†e tu, naturalmente: “ Chi Francesco?â€Â  “ Quillo che te fa ‘n cu…. come ‘n cesto!†Ecco fatto! Ad uno che una volta volendo fare il furbo  a bruciapelo  aveva fatto a lei la stessa domanda, rispose: “ Chi Francesco? Il fratello di Darietto?†Quel furbo allora: Chi Darietto?â€Â  “ Quillo che te fa’, ‘n cu…. come ‘n orghinetto!â€
Caio ( Caio Pagliochini), Pacchione, Agusto de Maronna (Augusto Pinotti) e Remo ( Remo Brunelli) sono i calzolai del paese. Le scarpe da riparare non sono poche e in più fabbricano anche scarponi da lavoro e soprattutto sandali. Robustissimi fatti con la tomaia di “pelle anfibia†e col fondo di gomma ricavata dal battistrada delle gomme d’auto usate. In piazza, vicino alla fontanella, sotto le inferiate della chiesetta e sotto la Caserma dei Carabinieri, situate nel Palazzo dell’E.C.A, vi è parcheggiata un Moto Guzzi rossa fiammante. E’ di Remo che, prima di mettersi al lavoro, ha voluto darle una lavata e una controllata. Domenica si va tutti insieme a fare una gita con le moto   e speriamo che non succeda come l’altra volta. Una cosa veramente tragi-comica! Nel tornare di notte, Pietruccio ( ….,   )il meccanico del paese, che aveva una gamba di legno, non si sa come cadde nei paraggi della Fiammenga. Subito venne soccorso da alcune persone del posto, ma come fecero per prenderlo mani e piedi, ad un soccorritore gli si sfilò  la gamba (di legno) rimanendogli in mano. Immaginando il peggio ed essendo buio non stette tanto a guardare. Cacciò un urlo e scappò via atterrito….Poi arrivarono gli amici e tutto apparve meno grave.
Il Toscano (Enoc Pennacchi), si può dire che è l’unico barbiere  che sta nel paese. Parla sfacciatamente toscano†Ovvia!“, ma non perché lo sia. Ha fatto il militare in Toscana e preso l’accento, poi, non l’ha lasciato più. Fu lui che anni fa fece fare una bella e grande scritta marrone sulla sua bottega. Ora ha aperto anche una bottega di alimentari e si arrabatta a fare l‘uno e l‘altro.  Un altro barbiere è Adamo Barchi che però non ha una bottega vera e propria e si arrangia a lavorare sotto casa, giù le Caselle. I barbieri sono pochi, poiché a tagliare i capelli ci si arrangia in famiglia…l’un l’altro. Si fanno bene, con tanto di “scrimo†e mettendoci poi la brillantina Linetti, solo per le “feste ricordatoie….â€
Ad aspettarlo c’è Colombo ( Colombo…. ) il filosofo del paese. Uno spilungone che vive da solo e che…. legge in continuazione. Come  capita a chi legge molto, sa molte cose e spesso si vede gente, specie ragazzi che si intrattengono con lui a discutere del più e del meno.
All’improvviso, sulla curva della Porta, proprio davanti la Bottega del Barbiere dobbiamo scansarci di botto. Sta sopraggiungendo  un motociclettone assai rumoroso guidato da Nello de Mocco (Nello Muzzi) con sul sellino posteriore suo fratello Ildebrando dai baffi lunghissimi e tenuti all’insù col sego. Nello già ci ha provato una vola ad “entrare†nella bottega con tutta la moto. Aveva fatto un disastro…..Tutto sparso per terra :frutta e verdura, “baccalà a mollo coi ceciâ€, aringhe, candele, fagioli,ecc….Tutto ciò, insomma che era stato messo in bella mostra fuori dellla bottega…..Ed il barbiere ad imprecare…in toscano!
I sarti…e le sarte sono senz’altro i meno rumorosi: Annetta (Anna Fagotti), Emma del Barbiere (Emma Carducci), Amelia de Lulani, Tubio (Tobia Camilli), Lello (Lello Marinangeli). Molto speso li vediamo che si mettono “ad imbastire†seduti fuori della porta di casa e così possono anche scambiare due parole con chi passa.
Le “botteghe dell’Alimentari†cominciano ad affollarsi. Ognuno che esce porta in mano un cartoccio o una “scartata†di qualcosa. Carta paglia, carta oliata, carta da zucchero, carta pane…. (tutte biodegradabili  n.d.a.). Non esistono, o quasi, confezioni di sorta.
Si vende tutto “sfusoâ€e si vende tutto a peso o al litro: la pasta, il riso, lo zucchero, il caffè o l’orzo, la conserva, la marmellata, la mortadella ed il salame, i formaggi, il baccalà, il tonno, le aringhe, le alici e le sardelle,  la farina, i fagioli e le lenticchie, l’olio, il vino, il “vermutte chinato“ il mistrà…..
Eccolead una ad una: innanzitutto “ lo Spaccioâ€, il sale e tabacchi,  nella piazzetta B.Ugolino, di Flavia e Antonio de Lella ( Flavia e Antonio Valentini). Classica la battuta di Flavia quando qualche sempliciotto le chiede del sale: “ Nun t’el  posso dà… me l’onno mannato pieno de vermi!†Spesso il sempliciotto abbocca imprecando senza pensare che mai e poi mai si  potranno trovare dei vermi nel sale. La bottega di Gino ( Gino Pinotti) si trovava “giù da Martino“, diventata ormai località, la Coperativa di Momo e Severino (Girolamo e Severino Bizzarri), quella di Alfredo de Reginaldo (Alfredo Valentini), la Bottega del Barbiere, Generi Diversi ossi la Bottega  del Sor Rodolfo ( Rodolfo Frigeri ) subentrato al padre Giacobbe. Qui si può trovare di tutto, dalla “semola†ai chiodi, dai canditi allo spago, dall’acquaragia al “sagrantinoâ€, dalle “sardelle†al carburo per le “cetileneâ€â€¦ che in molte case ancora non è arrivata l‘elettricità, ecc….
Finchè ce l’ha fatta, il vecchio Giacobbe, con un carrettone, si è recato una volta la settimana a Foligno per acquistare i generi che non erano a portata di mano: baccalà, tonno, alici, zucchero, caffè, parmigiano, mortadella,ecc… Nel tornare, siccome lungo il tragitto ormai era conosciuto, era solito fermarsi a fare tappa a vendere qualcosa: Fiammenga, Pontenuovo, Bevagna, Fonte Caime, S.Marco, Bivio Gualdo, Villa del Marchese…..Succedeva spesso, però, che strada facendo, alla fine si era venduto tutta la merce. Allora faceva dietro front e tornava a Foligno per fare nuovi acquisti. E questo poteva succedere anche tre o quattro volte di seguito. Insomma partiva con cinque lire e tornava anche dopo tre o quattro giorni con cinquanta lire….più il carrettone pieno di merce. Altri tempi!
A proposito di Momo, prima nominato, dagli occhiali spessi come due fondi di bottiglia, bisogna riconoscere che è persona assai arguta e simpatica dalla battuta sempre pronta…Accusato in gioventù di aver “ingravidato†una ragazza, lui era solito rispondere così: “ Va bene! Vor dì che se nasce coll’occhiali… el fijo è el mio…..â€
Per quanto riguarda la carne possiamo dire che macellerie vere e proprie non è che ce ne siano molte…anzi, ce n’è rimasta solamente una…alla meglio. Quella di Orlando poiché quella di Pascoli ( Pinotti), da tempo ha chiuso i battenti.  Questa la solita risposta di Orlando quando qualcuno gli chiede se  la carne è tenera: “ E’ ‘n burro!“  Mentre in realtà la figlia di quella povera pecora, perché di pecora più che altro si trattava, era morta di vecchiaia… Vi lasciamo immaginare quanto “burro†doveva essere quella carne.
I “Signori†ossia, gli Antonini, i Baraffa, i Piccini, i Carducci…“li pretiâ€, se la possono permettere perché possono senz‘altro disporre di ciò che allevano i propri contadini nel podere… non facendosela mancare neanche per loro: pollame, conigli, oche, tacchini, faraone,  piccioni, agnelli….e poi…il maiale. Questo prezioso e nobile animale però, a dir la verità è appannaggio un po’ di tutti. Tutti possono permetterselo. Quasi tutte le famiglie del paese ne allevano uno o anche due nello scantinato di casa o in qualche “stalletto†poco fuori del paese. Gli danno da mangiare gli avanzi uniti ad un po’ di semola….
â€Ha da caccià fora quattro dita de lardo!†Quando lo si ammazza o lo si “spezza†si fa festa e si invita anche qualche amico. I piatti di questi momenti sono le fave fatti con i ritagli dell’animale appena ucciso, le â€costorelle e i fegatelli“, “el sanguinaccio“ con l‘uvetta e i pinoli, le “mazzafetiche“. In macelleria invece per lo più… pecore, spesso fatte passare per castrati con qualche vitellone una tantum.
Di tanto in tanto, in piazza,si vedono passare  frotte di ragazzini. Grembiule nero e  fiocco rosso i maschietti e grembiule bianco e fiocco azzurro le bambine. Quasi tutti portano a tracolla una cartella di cartone più o meno sdrucita. Da una specialmente si posso vedere, all’interno, alcuni quaderni con la foderina nera e il bordo rosso. Quelli che “passa†il Patronato Scolastico.  Vanno tutti a scuola. I più grandicelli si riconoscono poiché hanno abbandonato i calzoncini corti ed ora indossano i pantaloni “alla Zuavaâ€â€¦.al ginocchio.
Incrociano la maestra Nerina e prontamente salutano. Sono bambini molto ben educati….e poi, quella maestra è tanto brava quanto… “dalla bacchettata facileâ€â€¦ data sul dorso della mano…che fa più male, per cui… Nelle scuole Elementari i suoi colleghi sono: Il Maestro Cristofori ( Cristofori Umberto), la signorina Pina (Pina Don), la signorina Delaide ( Adelaide Trabalza), il maestro Betto (Benedetto Benedetti).
Da poco, Pasquale, ha preso in gestione l’unico bar o caffè in piazza, di proprietà di Santina ( Santa Leonardi), sorella di Don  Salvatore  e di Saverio ( Saverio Leonardi) che fa un po’ da fattore al Sor Dante Antonini.
E’ lui che giù al Mulino del Cavaliere controlla insieme al padre Oreste, tutto il movimento delle olive e dell’olio. Gli operai sono suppergiù sempre gli stessi: Tomasso e Clito de Buccioli, Antonino de Pecione, Antero de Palermi, Crispolto de Magrino, Antonino de Anna, Gustino de Iosa….. Stufa sempre accesa e filone del pane sul tavolo, non si tirano mai indietro quando devono offrire una bruschetta a chi è venuto a “macinareâ€.
La piazza è un via vai di gente che si reca o in Comune o alla posta o in banca…. dalla Signora Ida ( Ida Baraffa) che ne è la titolare.
Quando è giornata di “fiera†Gualdo si riempie di bancarelle con gli strilloni che all’incanto vendono tagli di stoffe, corredi, pentole e servizi di piatti . “Non ve li do per dieci, non ve li do per nove, né otto, ne sette, ne sei …ma solo per cinque e vi ci metto anche un bel servizio da caffè…. e uno da tè per quando avete ospiti…. E anche una bella zuppiera! Mi voglio rovinare!â€
Giù al Campo della Fiera sotto i cipressi c’è la fiera del bestiame con buoi, maiali, pecore, capre… sparsi un po’ dappertutto. 
Ci pensano i “sensali†a concludere gli affari… afferrando le mani dei due contendenti quando questi non riescono a “combinare†sul prezzo.
All’improvviso arriva in piazza un “polveroneâ€â€¦Ã¨ qualche giorno che non piove e la strada più che una “strada di terra†è una strada di polvere. Un polverone con dentro una macchina sportiva, scoperta . A guidarla è Salvatore (Salvatore Bizzarri) il fattore che cura le proprietà “là da Barzacca“. Anche lui tutto impolverato. Fino a poco tempo fa aveva il sidecar e lo era ancora di più, sia lui che chi gli sedeva a fianco.
Intanto dallo Stradone stanno salendo a fatica un somaro carico di legna e Belardino de la Bischera (Abelardo Palini). A fatica perché mentre l’animale porta il peso delle fascine sul basco, Belardino fa fatica perché….indossa un paio di scarpe da donna con tanto di tacchino. Sulla cementata fa rumore quanto gli zoccoli del somaro. E’ un’anima semplice, buono come il pane. A chi gli chiede come mai porta le scarpe da donna risponde candidamente che le sue non è riuscito a trovarle…â€Cuscì, pe’ nu svejà la moje….†(Gina Passalacqua) ho messo le sue…Portamo lu stesso numero….â€
Due figure molto particolari stanno entrando nel bar: il Ragioniere del Sor Dante Antonini ( Carosi Averando), longilineo, accanito fumatore, sempre molto elegante e profumatissimo in compagnia di Giosuè Fiacco ( Giosuè…..) il Fattore. Detto “fiacco†(economicamente) per distinguerlo dal suo “vecchio padroneâ€,  Giosuè Antonini, capostipite di tutti gli Antonini  “padroni di mezza Gualdo†e quindi … “forteâ€.
Girando per le viuzze del paese non vi è una finestra dalla quale non si senta uscire uno strano rumore…come di chi picchia su qualche cosa. Sono le massaie che stanno facendo il “battuto“, cioè, con una mannaietta stanno tritando del lardo misto con una “becca d’aglio†o con del prezzemolo a seconda della cucina che devono preparare.
Suona mezzogiorno e quasi tutti cominciano a fare ritorno verso casa per il pranzo. Gli artigiani cominciano a sistemare gli attrezzi, mentre coloro che stanno lavorando nei campi  preferiscono non rientrare anche se poi non si è troppo lontani da casa. Meglio mandar giù qualcosa all’aperto, all’ombra di una grande quercia…e poi magari fare anche un pisolino.
L’ultima persona che prima di pranzo, si vede in piazza è la Paolillo (Agnese Paolillo), senz’altro la signora più elegante di Gualdo che sfoggia sempre dei cappellini (e cappelloni) molto eccentrici. Si è recata a far visita alla Signora Maria Antonini portando anche una bamboletta ad Annalù ( Anna Lucia Antonini), la figlia maggiore…disabile mentale, purtroppo. Dal portoncino di casa sua la saluta amichevolmente la Signora Conocchia (………), la moglie del Dottore del paese.
Nel pomeriggio, invece, i commercianti, gli artigiani e anche chi non è nè l’uno nè l’altro usano ritrovarsi giù la Madonnuccia, davanti alle fontanelle di S. Agostino dove le loro donne già hanno preso posto per lavare i panni…. anche con qualche litigio per via dell’occupazione delle vasche.
 Si gioca a “ Papittoâ€. Ognuno mette la sua moneta su un mattoncino a forma di parallelepipedo e poi, a turno, da una certa distanza, si cerca di buttarlo giù con delle piastrelle di sasso. Nello stesso tempo ognuno deve cercare di piazzare la sua il più vicino possibile alle monete…per poi prendersele. Qui la fanno da padroni  i muratori dalle mani grosse e callose poiché tirano le piastrelle enormi che poi gli altri non riescono a spostare neanche con le …cannonate: Romolo de Nena (Fortuna Romolo), Fabbio (Gino Bartoli), Arduino (Arduino Marinangeli), el Ruscio ( Dino Callarelli), ecc…. Poco più in là i ragazzini….grosso modo quelli che hanno seguito i padri in questa  questa escursione, stanno costruendo una “pista†sulla quale poi giocheranno con le loro palline di “coccioâ€.   Pochi tiri e poi si torna al lavoro…..e a fare i compiti.
La domenica invece niente papitto, ma piuttosto si preferisce “il Ruzzolone†e ci si sfida in gare interminabili lungo la strada che porta al cimitero.
Ognuno torna al suo lavoro, ma ecco che è giunta l’ora della merenda pomeridiana e qui, molti di loro, si ritrovano…. “compagni di merendaâ€, ancora insieme presso la bottega del Sor Rodolfo. Si fa merenda, in compagnia, con la mortadella o con…. le “sardelleâ€e un pezzo di pane fresco. Una, due battute sul tacco degli scarponi per togliere il sale in eccedenza e poi giù….salatissime, ma che “ ci si beve proprio beneâ€! Un bel bicchiere di vino a mezzo pomeriggio è proprio quello che ci vuole…per ritrovare le forze e per finire una giornata di duro lavoro. Ci scappa anche di fare un giretto a “Morraâ€, ma senza  non farsi vedere tanto…che i Carabinieri dicono che è proibita dalla Legge!
E’ ormai sera. Già sta rientrando il camion dei minatori. Alcuni, invece, il ritorno se lo sono fatto in bicicletta…pesantissima, specie dopo una giornata “in galleriaâ€.
Il dopocena, non sembrerebbe, ma è molto movimentato. C’è più gente in giro di sera che di giorno. Il bar in Piazza è stracolmo e anche “giù la Concordia†molti avventori stanno facendo onore al…bicchiere del vino. Chi gioca a carte, chi al biliardo, chi compra un gelato sul cono, chi si gusta un bicchiere di “spuma“ messa al fresco in una conca coi blocchi di ghiaccio che per solito porta Bernetti da Foligno.….. Le donne, anche loro sono uscite di casa ed hanno formato dei gruppetti a seconda di dove abitano: “su le scale del monte, davanti a casa de Perelli†“jù la piazzetta de Margherita†“ ju la porta†“ davanti casa de Martino†“su le scalette de la Posta“, ecc….Un po’ di “pettegolezzo†dopo cena ci sta bene. Intanto danno anche uno sguardo ai ragazzini che stanno giocando a “nasconnarella†che col favore del buio dei vicoli ci si gioca proprio bene.
I “bardasciâ€â€¦ma anche i meno bardasci, hanno inforcato due o tre chitarre e si sono portati lungo le mura di circonvallazione. E’ tutto un cantare e uno…stonare. Capofila dei meno giovani è senz’altro Pasqualino col mandolino o la chitarra, e poi Poldo, Orlando, Lello, Luigi de Trusiana…… Non sono più tanto in vena di girovagare e allora il loro è un ritrovarsi un po’ “staticoâ€â€¦.da fermo davanti ad una vasella di vino. A volte si unisce a loro Pacchione che prova a battere il tempo con due legnetti. Non per niente è il “tamburo†della banda musicale. Se si combina a passare da queste parti, o se sa che ci si raggruppa, si aggrega anche Gasperino (Gaspare Ponti) soffiando in un’armonica a bocca motivi incomprensibili. La sua canzone preferita:
  “Non piange Margellina che l’amore nun è male,
    prendi l’ago e lo ditale e viè a lavorà co me.
    L’ho girata tutta Italia e ‘na parte d’Inguinterra
    ‘na morosa cuscì bella nu la troverò mae più.
Poi ecco il gruppetto dei più giovani e girandoloni.  Capofila Ludovico Emanuelli, sempre con la chitarra in mano, Eldo, il figlio del maestro di musica… del maestro Febo col clarino, Luciano de Annetta (Luciano Bartoli) col sassofono, Cicala  (Enzo Bucefalo), “el Moro ( Silvio Pellegrini) chiamato così perché ha i capelli ….rosso-arancio, Caino del Pipetto( Gualtiero Guidi) Baldino (Ubaldo Peruzzi),  Ascanio Masci che ha una bella voce baritonale e canta anche in chiesa, Filiberto del Monarca  e “el Pecoro†( Alfiero Orazi), colui che per solito porta il fiasco del vino…e poi tanti altri che ad elencarli tutti ci vorrebbe una nottata. C’è tanta gioventù a Gualdo…e solo qualche bicicletta che possa servire per poter andare in giro, perciò si resta nel paese. E’ inutile dire che il fiasco del vino è onnipresente.
Se oggi fosse stato un giorno di festa o un sabato, molto probabilmente tutta questa gente si sarebbe ritrovata “giù al Dopolavoro, presso il teatro comunale dove c’è sempre qualcuno che organizza qualche “festinoâ€.
Per solito “ la musica†è data da Benvenuto de Fronzo (Benvenuto Crispolti) , o anche dal fratello Ginetto con le loro fisarmoniche.
Ognuno si porta qualche dolce da casa, si balla la polka, “el sartarelloâ€il valzer, la quadriglia….comandata da qualcuno. Poi al culmine della serata si fa “la Reginettaâ€. Vengono messi all’asta dei dolci e chi offre di più se li accaparra oltre che scegliersi una dama per farci un paio di balli da solo. Guai se qualcun altro prova a muovere un passo. Gli amici dell’eletto intervengono proprio a “bruttomusoâ€!
I più vecchi, le donne e i bambini, specie d’inverno, per solito rimangono in casa e allora vicino alla luce tremolante del focolare ecco che prendono vita quei racconti e quelle storie fantastiche raccontate più che altro dai nonni. Storie di animaletti, di principi e principesse, ma anche di maghi, di streghe, di lupi mannari e di…paura che fanno diventare i bambini….piccoli, piccoli .
Ormai però comincia ad essere tardi…Si va tutti a letto…che domani ci aspetta un’altra giornata di fatica.
Ancora non tutte le case hanno la corrente elettrica, specie quelle che si trovano un po’ fuori dal paese. Per far luce si usano le acetilene o le candele che si riconoscono perché attraverso i vetri si intravedono  delle luci fioche e assai tremolanti.
Gli ultimi a rientrare sono quei giovanotti con la chitarra che paiono anche alquanto alticci. E’ successo che si sono portati sotto il balcone di una loro amichetta assai carina ed hanno incominciato ad imbastire una serenata. Ad un certo punto si è affacciato il padre che molto gentilmente, invece di sgridarli, li ha fatti salire a bere un goccetto di vino. Ma non si è trattato solo di un goccetto. Un tranello! Il genitore, forse per vendicarsi del fatto di essere stato svegliato da quei gorgheggi, ha voluto calcare la mano riempiendo loro più di una volta il bicchiere.
Ed ora le gambe, nel tornare a casa fanno….“giacomo, giacomo“……..
Gualdo si addormenta pian, piano nel silenzio più surreale…Silenzio per modo di dire. In lontananza il solito cane che abbaia, una civetta sul campanile, i grilli, le ranocchie “giù ’l fossoâ€, un paio di barbagianni che soffiano sotto il muraglione “ della Portaâ€â€¦..
Buona notte!
                                                                                           Luciano Brunelli.
Gualdo Cattaneo      dicembre 2009.

Stampa queste pagine e il giorno di Natale leggile ai tuoi genitori, nonni, zii e parenti in genere. Vedrai……

Questo rimane un articolo â€apertoâ€, nel senso che può essere arricchito da nuovi personaggi o da nuovi aneddoti….man mano che ne vengo a conoscenza tramite la vostra collaborazione. Sono a vostra disposizione.
  
“Perché il ricordo e la conoscenza  di pochi diventino patrimonio di tutti.â€


 

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  • SISTO E CALICE. " E’ corba mia se la scola…. " S. - E’ corba mia se la scola nu l’ho potuta mai scérne ( vedere di buon grado)? E se dopo nun me ci onno voluto più? - C. - Che te stai a ‘nventà…adesso. - S.- Sci! Perché tu gni tanto me dici che so gnorante….- C. - Ma tu si matto…io nun t’ho detto gnente…- S. - Adesso no….ma gni tanto ce vai a ‘ntigne (a finire). Ci ho arpensato… che te credi…a quillo che m’hai detto...
  • SISTO E CALICE. "Me pare tanto che chiccosa s'armove..." Me pare tanto che chiccosa s’armove….   C. - Tu…che magni sempre co la capoccia ‘nto ‘l secchio, nun te pare che se cumincia….- S. - Perché magno sempre co la capoccia ‘nto ‘l secchio? - C. - Perché da tante cose nun je stai dietro….ja te l’ho detto quarche vorda… va a finì che li cinesi ci onno dichiarato guerra…stonno ju Le Caselle e tu…nun sai gnente. - S. - E io...
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  • SISTO E CALICE. "L'amici s'arconoscono quanno...." L’amici s’arconoscono quanno…   C. - Dimme ‘n po’, ma io e te semo amici? - S. - Mo’ che c’entra. - C. - Risponneme. - S. - Penso de sci. - C. - Pensi…o semo? - S. - Semo amici. - C. - E da che s’arconosce? - S. - Che ne so….perché stemo sempre ‘nsieme…perché semo cresciuti ‘nsieme… perché da tutti e due ce piace da bee….che ne so! - C. - Beh, t’el dico io....
  • Sisto e Calice ci saranno..... “Perché il ricordo e la conoscenza di pochi diventino patrimonio di tutti.†  GUALDO CATTANEO   Sabato 27 febbraio ore 17.00 - 24.00 Domenica 28 febbraio ore 9.00 - 23.00 presso i locali espositivi dell’ Associazione OLEUM Via Vitt. Emanuele “MEMORIE†. …per buona ricordanza…. - Foto d’Epoca 1898 - 1968(album, esposizione e display dall ’archivio di L. Brunelli ) - Lettura...
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