Gualdo Cattaneo -
Storia

Ultimo aggiornamento Domenica 16 Maggio 2010 16:20
Scritto da Luciano Brunelli
Domenica 16 Maggio 2010 11:37
Gualdo Cattaneo maggio 2010.
“Perché il ricordo e la conoscenza di pochi diventino patrimonio di tutti.”
“1950...UNA GIORNATA A SPASSO PER GUALDO“. 4a edizione
(…a quelli che suppergiù hanno la mia età….o poco oltre.)
Essendo molte situazioni tipiche del periodo estivo e altre di quello invernale, in questa mia passeggiata alterno sia le une che le altre.
Forse qualcuna non è propriamente del 1950, ma comunque siamo in quegli anni, anno più, anno meno.
I personaggi li ho voluto chiamare per soprannome mettendo anche in mostra i loro difetti e le loro manie. L’ho fatto di proposito perché parti integranti dei personaggi stessi. Non me ne vogliano gli eredi.
Se qualcuno non viene nominato vuol dire che purtroppo “oggi”…. non lo abbiamo incontrato.
E’ mattina “presto”. Comincia la nostra passeggiata per Gualdo.
Mattina presto significa… circa le 4.00.…ed è notte, sia d’inverno che d’estate.
Sentiamo qualcuno che canta….come se fosse giorno pieno. Ecco Ventura (Buonaventura Bartoli ) che sacco in spalla si sta dirigendo verso il suo campetto su, al monte….Canta sempre, all’andata e al ritorno…quando stanco e curvo sotto il sacco contenente le verdure da distribuire a tutti i parenti….casa per casa, senza far torto a nessuno. Forse l’unico momento in cui tace è quando la sera si mette ad ascoltare “Radio Praga”….e guai chi fiata. Anche se è cosa ardua cercar di far tacere la moglie Annetta.
A questo canto mattutino e inaspettato risponde, poco dopo, un allegro fischiettare. Si tratta di Pompeo del Coco, detto Chiòreca (Pompeo Bartoli) lo scopino del paese. Fischia allegramente e canticchia “ la ciarapincola”….che nessuno mai ha saputo di cosa si trattasse. Ha già aperto lo “stallone”, un localone sotto le scale del Comune ed ha già provveduto a riempire la caldaia con la legnite… per il riscaldamento del palazzo. Assai “procacciolo”, se gli capita di andare a caccia, magari portandosi dietro il figlio Picchiarolo (Domenico Bartoli ) ci si può scommettere che a mani vuote non tornano mai. Niente cacciagione? E allora fichi, uva, mele, cavoli, noci, ecc…quel che capita, capita. Si dice che una volta, a fine pranzo di una “battitura”, non avendo alcun contenitore a portata di mano, si riempì le tasche di…..maccaroni: ”Fatti col sugo d’oca…so boni ‘n bel pò….è ‘n peccato sprecalli!”
Hai voglia Maria, la moglie, a rimbrottarlo “ Stu scimunito! Quanno è troppo, è troppo!” Picchiarolo è un ragazzino di sette, otto anni che si rende molto simpatico poiché tende un pò “ad impuntare”…..a balbettare. Cosa che però, per magia sparisce quando è…in movimento. Ecco che allora quando qualcuno lo manda allo Spaccio, là da Flavia, (Flavia Valentini) prima si fa un paio di giri del Monumento…di corsa e poi tutto ansimante e tutto d’un fiato: “ Un pacchetto de nazionali e ‘na scatola de furminanti….”
Dalla piazzetta del Campanile si sente un fischio che sembra un segnale. Lesandrino de Pitirillo (Alessandro Placidi) e Gervaso (Gervasio Formica), gabbie degli uccelli da richiamo in spalla stanno mettendo fretta a Mario de Camillo, ( Mario Camilli) quello che in piazza è titolare, insieme alla moglie Candida, del telefono pubblico e che con una macchina nera come il carbone fa un po’ da autonoleggiatore. Una curiosità: Mario tiene un “quaderno di caccia” dal 1928 dove segna, anno per anno, le spese e la selvaggina riportata a casa. “ Ogni anno che passa aumentono le spese e calono li celli!“ è solito esprimersi. Questa mattina hanno deciso di andare a caccia insieme, a “nocetta“…ma comincia ad essere tardi.
Per solito si aggrega a loro Uppilio ( Uppilio Carducci) quasi novantenne e da poco festeggiato per essere il più vecchio cacciatore dell’ Umbria. Questa mattina però ha “un doloretto” alle ginocchia e così la figlia Emma lo ha fatto desistere. Al nonnetto non dispiace più di troppo. “Vengono tante belle jovanotte da Emma mia a imparà a fa la sarta…..je fo li dispetti!”
Anche Cacafoco, Argeste ( Alceste Ciliani), tanto per non confonderlo col fratello Alfredo, sta scendendo da casa sua col fucile in spalla. Lui preferisce un altro tipo di caccia: la lepre. Per solito si porta dietro tre o quattro cartucce “ Bastano pè ammazza el lepre…..Che sto a portà a spasso el peso?” Di rado torna a mani vuote…. La gente vuol dire che: “Dal lepre je da da magnà” nel senso che per diversi giorni si reca sullo stesso posto dove presume possa passare e poi una volta viste le abitudini dell’animale, alla fine lo aspetta con lo schioppo e…..bum, una sola “botta” e il gioco è fatto.
I nostri cacciatori hanno appena incrociato Cabardini (Ernesto Capaldini) che a passo svelto, come è suo solito si sta dirigendo verso il Collegio delle Orfanelle….che anche lì bisogna mettere in funzione il riscaldamento….
“Le moniche so’ freddolose….Saprìo io come riscallalle!“ Una della sue solite battute. Poi, deve attaccare dei manifesti. E’ lui l’attacchino del paese. Non è che abbia fatto molte “scuole alte” e una volta gli capitò di dover attaccare un manifestone diviso in due parti nella lunghezza: NENNI, la scritta sopra, grande, e sotto PARLERA’ A PERUGIA. Attaccò male i manifesti così che da una parte si leggeva NE NE… PARLERA’ PARLERA’ e dall’altra NNI NNI…. A PERUGIA A PERUGIA.
Fu una vera comica.
Quasi nello stesso momento anche Virginietta (Verginia Ragno) sta scendendo le scale di casa sua, addossata alla Scuola Elementare. E’ la bidella e deve accendere tutte le stufe in terracotta situate nelle aule. Poi provvederà a versare l’inchiostro nei calamai fissati nei banchi di legno coperti di scritte fatte con un temperino, un chiodo, un ferro…. Virginia sarà anche la bidella delle scuole, ma le piace molto scrivere e comporre poesie. Una passione che fin da piccola le inculcò il maestro Aiace (Aiace Leonardi), anche lui poeta, regista di teatro e grande organizzatore di manifestazioni….per solito a carattere “anticlericale”. Circola ancora una poesia dedicata alla Rocca e al Campanile che Virginia dice essere sua, mentre qualcun altro afferma essere del maestro. Che importa? E’ bella in ambo i casi…
La bidella ha molti figlioli che spesso gironzolano per il paese scalzi e in abiti alquanto dismessi…Sono tanti… Inoltre un paio di loro, Ezio e Pallino hanno delle gambe storte da far paura. E la madre sempre a ripetere a chi glielo fa notare “ Per fortuna che semo poretti…che se erono fiji de signori ja l’iono struppiati! “ ( per cercare di curarli n.d.a.)
Notiamo una luce fioca al di sopra di un portone in via Vittorio Emanuele… non si sa più se II° o III° perché qualcuno, alla caduta del Regime aveva pensato di prendersela anche con il Re e con una martellata aveva fatto un buco nella mattonella proprio in quel punto, mentre qualcun’altro aveva pensato bene di spaccare e tirar via il Fascio incastonato sulla torretta del Teatro…giù al Dopolavoro. Quella luce ci rivela che il Sor Rodolfo (Frigeri Rodolfo) è già in piedi…o ha trascorso tutta la notte lì. Senz‘altro sta trafficando con i suoi alambicchi per fare…il Sagrantino. Si, perché si dice che lui sia solito farlo dalla sera alla mattina, prima che suoni “a giorno“ e la gente curiosa comincia a circolare. La sera è vino e la mattina diventa un Sagrantino dolcissimo. Nessuno sa come fa e gira la diceria che lo faccia ….“col bastone“… come si usa dire. Un’altra attività che lo tiene alquanto sveglio è…lo sviluppo delle foto. E’ lui che nel paese, se ne intende un po’ da fotografo ed anche colui che di tanto in tanto manda qualche articolo ai giornali. Simpatico e ingegnoso il suo sistema per fare “l’arsomijo” cioè le foto tessera. Bisogna semplicemente entrare in una bigoncia e accucciarsi, a seconda dell’altezza, avendo alle spalle un pezzo di muro imbiancato. Resistere immobili in quella posizione per una decina di secondi e….oplà ecco fatta la foto. A Foligno le faranno anche senza tanti preamboli, ma intanto fa comodo che si possano fare anche qui. Pure se qualcuno giura che “E’ meglio ji a vangà piuttosto che sta fermi cuscì…accucciati, per dieci secondi senza poté batte l’occhi….” Solo un reclamo, una sola volta da parte di Maria, la Cianfa, una donna non proprio belloccia. “ Me dispiace sor Rodò, ma queste ve le tenete vue… Ve sete sbajato, questa nun so io….e che so cucì brutta! “….Ma era proprio lei….“spiccicata!”
Pompeo del Bicchino (Pompeo Trastulli), Preziosi (……Preziosi) e Perelli (Silvio Emanuelli) si sono dati appuntamento sotto le scale del Comune. Il primo si occupa dei cimiteri e anche degli spazi comunali e pubblici , il secondo lavora con l’UNES ( oggi ENEL), legge i contatori e ripara i guasti. Il terzo, invece è addetto a tutto ciò che riguarda l’acqua e l‘acquedotto… fogne comprese. Sembra che oggi sia sorto un problema che riguarda tutti e tre. Poco dopo arriva anche il Paino (Ferdinando Fiorelli….chiamato Fiorino). Anche lui lavora con il Comune e pare che oggi si abbia bisogno del suo “piccone”.
Dalle parti della Piazzetta Mazzini si sente un vociare deciso. E’ Teresa de Recà (Teresa Proietti), la fornaia che sta chiamando a gran voce il marito Arfonso (Alfonso Formica) e la figlia Anna perché c’è da “intridere” (impastare) la pasta per le roccette di Sant’Antonio. Lei non può metterci le mani poiché deve infornare il pane.
Allo stesso modo, forse più, sta sbraitando El Coco ( Argante Bartoli) con il figlio Gigetto del Coco, appunto, ( Luigi Bartoli) perché è tempo di recarsi a concludere quel lavoro sul campo dell’Ingegnere ( Francesco Baraffa). Dice che lui non può andarci perché lo ha chiamato Ulindo de Mosca. ( Olindo Paliani)…e “ Da lue nun je posso di de no! “ A dargli una mano ci si mette anche Concetta ( Concetta……), la moglie di Argante e così al povero Gigetto non resta altro che alzare le chiappe…e alla svelta.
Gigetto cura anche l’orto della signorina Anna (Anna Baraffa) che si trova sotto il muraglione del piazzale della Rocca. C’è una pianta di ciliegie che da tutti sono ritenute le più buone della zona. E’ proprio un peccato non andarle a…”rubare”….di notte.
Il silenzio della piazza è rotto dal gioioso concertino che fanno le campane nell’avvisare che è ora della S. Messa. Il suono delle campane è molto importante…non si hanno tanto orologi in giro per casa e nell’arco della giornata ci si regola con questo. Non per niente “il campanaro” è assai benvoluto tanto da permettersi di fare il giro della campagna e “quasi pretendere” un qualcosa a seconda delle stagioni: grano, olio, vino. Solo una volta l’anno tacciono: il Venerdì ed il Sabato Santo tra la morte di Gesù e la sua Resurezione. Allora ci pensano i ragazzini del paese a sostituire il suono delle campane, facendo il giro della campagna, con le “batticie”, delle tavolette con delle manopole di metallo, movibili che percuotono il legno provocando un rumore assordante .